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Soggetto e oggetto sono co-emergenti

pubblicato 09 ago 2010, 08:46 da Pietro Thea   [ aggiornato in data 16 ago 2010, 06:46 ]
Sto leggendo un libro molto interessante sul Tao Te Ching: il titolo è appunto Tao Te Ching, traduzione a cura di Augusto Shantena Sabbadini, ed. Urra. Il libro è certamente consigliabile a tutte le persone interessate al Taoismo, però in questo post volevo richiamare l'attenzione sul fatto che il traduttore è un fisico teorico e, che, nell'introduzione del libro, descrive in modo molto chiaro la filosofia della fisica quantistica e la sfida che pone sia al modo di vedere tutt'ora dominante nella scienza e sia al modo di vedere ordinario. Di seguito cito i passi che mi sembrano più significativi:

la nostra fisica è ancora formulata dal punto di vista "dell'occhio di Dio", di un osservatore ideale situato fuori dal mondo. Se teniamo conto del fatto che l'occhio che guarda si trova dentro al mondo ed è immerso in una catena di interazioni con ciò che osserva, troviamo che ciò che l'occhio vede è condizionato dall'essere parte di questa catena di interazioni. E' precisamente questa inerente, inevitabile limitazione del campo visivo dell'osservatore "incarnato nel mondo" a far sì che il mondo "fluido e indefinito" della fisica quantistica ci appaia come un solido mondo di oggetti. ...
In mondo oggettivo non ha dunque un'esistenza intrinseca e fondamentale: esso emerge dal processo di osservazione per via di caratteristiche intrinseche e inevitabili al processo stesso. Simmetricamente, la coscienza che osserva il mondo esiste tramite la sua esperienza del mondo, cioè anch'essa emerge dal processo di osservazione. Il nucleo elementare dell'esperienza del mondo è perciò un processo in cui coscienza e mondo, mente e materia, soggetto e oggetto, emergono simultaneamente dal fondo indifferenziato dell'esistente. ...
Solo una filosofia che ponga l'atto dell'esperienza come primario e fondamentale e i due poli soggetto e oggetto come co-emergenti in questo atto è in grado di abbracciare la realtà che la fisica quantistica ci mostra.

Certamente se si ha una comprensione non superficiale del Buddhismo e/o delle tradizioni non-duali non si può non cogliere la forte risonanza che c'è tra la citazione (e quindi la fisica quantistica) e il modo di vedere di queste "vecchie" tradizioni.

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